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L'azienda ha dichiarato 40 esuberi

Stato di agitazione alla MicroPort

I sindacati : "Non c'è un piano industriale"

LivaNova

I lavoratori di MicroPort dichiarano lo stato di agitazione. Questo è quanto è emerso
lunedì 25 gennaio al termine dell’assemblea sindacale svoltasi all’interno della fabbrica. «Lo stato di
agitazione e il blocco dello straordinario sono solo una delle prime iniziative che abbiamo deciso di mettere
in atto – spiega Luigi Guasco della Uil – La situazione ci pare molto confusa. L’azienda ha dichiarato 40
esuberi, ma senza un piano industriale, non si capisce cosa verrà dopo». MicroPort ha la necessità di ridurre
il costo del lavoro del sito di Saluggia. Per questo motivo, nella riunione svoltasi il 20 gennaio scorso, la
direzione ha chiesto ai sindacati di giungere a un accordo per il superamento del blocco dei licenziamenti
imposto dai DPCM del Governo. «Pur essendo una cosa prevista da un articolo della legge di stabilità, per noi
la proposta rimane irricevibile – afferma Alessandro Triggianese della FILTCEM CGIL di Vercelli – Mercoledì
27 ci sarà un ulteriore incontro con la direzione generale di MicroPort, in arrivo dalla Francia. Come
sindacato siamo disposti a sederci a quel tavolo, ma servono idee chiare sul futuro dell’azienda». I sindacati
invocano però la ripresa del tavolo sul futuro del sito ex-Sorin, fermo ormai da un anno. «Non è sufficiente
realizzare una rotonda, senza affrontare il futuro occupazionale – attacca Triggianese – La situazione è
urgente e le situazioni di crisi delle aziende del polo biomedicale si stanno moltiplicando. Le istituzioni
devono fare presto. Questa è la più grande realtà occupazionale del Vercellese, con alte professionalità e
eccellenze da difendere. A livello occupazione dopo c’è solo Amazon». «Questo disinteresse generale per il
futuro di Saluggia preoccupa soprattutto i lavoratori – attacca ancora Guasco – molti di loro in assemblea si
sono chiesti dove siano finiti tutti quei sindaci, assessori e politici che un anno fa sfilavano qui per difendere
i lavoratori LivaNova, ma poi non hanno fatto nulla di concreto per rilanciare questo sito. Se non decolla il
Polo Biomedicale – conclude – rischiamo non solo la chiusura di un sito, ma la caduta dell’intera economia
della zona. E francamente non capisco perché questa cosa non sembra interessare a nessuno».

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