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'Caso capesante'

San Germano: Michela Rosetta e Giorgio Carando ancora ai domiciliari

Il giudice per le indagini preliminari non allenta le misure cautelari

San Germano Giorgio Carando Michela Rosetta

Giorgio Carando e Michela Rosetta

San Germano: le misure cautelari nei confronti di Michela Rosetta e Giorgio Carando non si allentano. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari.

A dieci giorni dall'intervento di Procura e Carabinieri, poco è cambiato per i 12 indagati. In particolare per il sindaco dimissionario Rosetta e il suo ex consigliere Carando, i cui legali si sono visti respingere la richiesta di attenuazione delle misure cautelari. D'altro canto la Procura si sta concentrando su altri aspetti della condotta degli ex amministratori, tra cui l'atteggiamento tenuto da Rosetta nei confronti dei dipendenti del municipio.

A oggi l'ex primo cittadino e Carando risultano indagati per peculato, visto che avrebbero gestito i pacchi alimentari, acquistati con il fondo statale di solidarietà, in maniera iniqua. Carando in particolare è accusato di essersi appropriato di alcuni prodotti, mentre su Rosetta pende l'accusa di falso con l'aggravante di odio razziale, per aver bloccato la fornitura di aiuti a una extracomunitaria.

Il reato di falsità documentale (per Carando, anche di abuso di ufficio) è poi contestato ai due a seguito dell'acquisto di mascherine da una ditta campana, che sarebbe stata legata per motivi professionali all'ex consigliere. Infine Rosetta e Carando sono finiti sotto indagine per la demolizione dell'ex chiesa della Madonna di Loreto, che sarebbe stata giustificata da un crollo provocato intenzionalmente. In queste ultime due vicende è coinvolto anche Maurizio Bosco, all'epoca dei fatti vicesindaco.
In attesa di eventuali sviluppi, il paese si prepara all'arrivo di un commissario. Se Rosetta (come è prevedibile) non ritirerà le dimissioni da sindaco presentate lo scorso 18 gennaio, dalla seconda settimana di marzo il consiglio comunale sarà sciolto e verranno indette nuove elezioni. Peraltro, negli auspici dell'ex primo cittadino, il passo indietro avrebbe potuto convincere il giudice a revocare i domiciliari. Ma così non è stato.

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