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E chiede di firmare un documento che superi il blocco dei licenziamenti

Saluggia, Microport annuncia 40 esuberi

Preoccupazione dei sindacati per le sorti dell'economia del territorio

LivaNova

Per i lavoratori MicroPort di Saluggia il 2021 si apre nel peggiore dei modi. Mercoledì 20 gennaio l’azienda ha convocato i sindacati per una riunione, nella quale ha annunciato la volontà di licenziare 40 lavoratori. “Credevamo fosse la consueta riunione di inizio anno – spiega Gigi Guasco della UIL – invece la dirigenza, in maniera del tutto inaspettata, ci ha annunciato questi 40 esuberi. La cosa peggiore però e che ci ha chiesto di firmare un accordo sindacale che superasse il blocco imposto dai DPCM del Governo. Di fronte a questa inaudita richiesta abbiamo immediatamente interrotto l’incontro, rigettando con fermezza questa proposta vergognosa. Lunedì 25 ci sarà un’assemblea con i lavoratori per decidere come iniziare a rispondere in maniera dura a tali richieste”. I cinesi di MicroPort a Saluggia sono arrivati a fine 2017 dopo aver acquisito il ramo CRM (il business unit dei pacemaker e altri dispositivi elettromedicali cardiaci) da LivaNova, per 190 milioni di dollari. Un’acquisizione conclusasi nella primavera del 2018 che vide il trasferimento alla nuova azienda di oltre 200 addetti.

“Va ricordato che già 45 lavoratori – rincara Guasco – negli anni scorsi, con l’uso di ammortizzatori sociali, sono stati accompagnati al pensionamento. Sono rimasti circa 180 dipendenti. Non possiamo permetterci un’ulteriore riduzione di personale, che oltretutto uscirebbe dal mondo del lavoro senza più avere un reddito, mettendo in seria crisi le loro famiglie”. La preoccupazione dei sindacati però è rivolta alla tenuta dell’intero sito biomedicale. A fine anno CID-Alvimedica non ha rinnovato ben 90 contratti a termine, più di un terzo della forza lavoro, mentre gli oltre 600 dipendenti di LivaNova sono tutt’oggi in cassa integrazione a rotazione. E l’acquisizione da parte del fondo svizzero Gyrus, avvenuta a fine 2020, non sembra al momento dare garanzie certe per il futuro, visto che ancora non è stato presentato un vero piano industriale per il rilancio dell’azienda. “Se queste aziende multinazionali chiedono così in fretta di poter licenziare i propri dipendenti – prosegue Guasco - non osiamo immaginare cosa potrà accadere nel momento in cui decadrà lo scudo protettivo oggi garantito dai
DPCM”.

Nel comprensorio della ex Sorin Biomedica sembrano passarsela bene solo Diasorin e GiPharma, anche se quest’ultima pare sempre propensa ad espandersi lontano da Saluggia, a causa dei vincoli di inedificabilità dell’area. “Il sito ha alti costi di gestione – rincara Guasco nella sua analisi – se iniziamo a perdere pezzi, quelli che rimarranno difficilmente si accolleranno da soli tutti i costi. A quel punto ad essere a rischio non sarebbe più solo la singola azienda, ma l’intera economia di Saluggia e di questo territorio. E’ ora che la politica faccia la sua parte. Nel 2019, quando LivaNova annunciò il licenziamento di 100 persone,
si è parlato di un tavolo per difendere l’occupazione e di creare a Saluggia il polo biomediacale di eccellenza, dove poter attrarre investimenti e aziende. Ma da allora non si è fatto nulla. La Provincia, dopo anni di ritardo, sta finalmente costruendo la rotonda per l’accesso al sito industriale, ma questa – conclude il sindacalista – rischierà di essere percorsa da nessuno, perché non vi saranno più lavoratori”.

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