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Il sogno di Andrea Corona

Una chiesa nella campagna vercellese per i ragazzi più sfortunati

Dedicata a San Francesco, è costruita in pietra e legno

Una chiesa di pietra e legno, nel cuore della campagna vercellese. "L’ho costruita con le mie mani, utilizzando prevalentemente materiale di recupero, grazie all’aiuto degli amici e alla generosità di tante persone, anche sconosciute".

Andrea Corona è un agricoltore di Olcenengo, con un grande obiettivo: costruire un luogo di spiritualità dove accogliere ragazzi disabili e in difficoltà, in mezzo alla natura e agli animali. "L’ho costruita come per posare un seme, il seme del mio sogno – dice – Sono nato e cresciuto nelle campagne vercellesi, e frequentando certi ambienti rustici mi capitava di vedere che in molti c’erano dipinti sacri, in altri addirittura una piccola chiesetta, segno di unione delle civiltà. Anche dove sono nato io c'era una grande abbazia benedettina". E così Corona, guidato dalla fede e dal desiderio di mettersi al servizio dei più sfortunati, inizia a costruire, pietra dopo pietra, la chiesetta dedicata a San Francesco: "Il materiale è stato recuperato, in disuso, da argini e fossi poi, con l’aiuto di alcuni amici, ho iniziato ad edificare la struttura – racconta – Anche il tetto ha una sua storia: lo volevo in pietra ma farlo era molto costoso finchè, un giorno, un giovane ha bussato alla mia porta e mi ha offerto il suo aiuto".

Il campanile è stato ricostruito partendo dalle macerie di una vecchia torre: "La punta all'inizio era il coperchio di una fognatura, poi Ariotti marmi mi ha tagliato una pietra a triangolo su misura. E la campana arriva da Assisi". All'interno, si viene accolti da una singolare pietra a forma di “F”, perfetta per “accompagnare” il visitatore verso la statua di san Francesco. Intorno spuntano dei germogli erbacei: "E' grano – fa sapere Corona – che semino ogni anno perchè possa maturare all'interno della chiesa, per rappresentare il ciclo della vita". L'altare addirittura ha un “terzo” riutilizzo: "Era una macina, poi trasformata in dima per le ruote dei carri", rivela. Con il progresso, le tettoie non servono più "perchè l'elettronica, presente sui macchinari agricoli, necessita di protezione dagli agenti atmosferici, di silos per lo stoccaggio dei cereali. Con questi cambiamenti anche la cascina di un tempo ha cominciato a cambiare forma e uso, e a volte certe strutture vengono abbandonate perchè non c'è adattabilità al sistema produttivo". Da queste considerazioni è nata l'idea dell'agricoltore olcenenghese. "Nel tempo, mi sono successe cose particolari, che hanno rafforzato il desiderio di portare a termine il mio sogno – prosegue - quello di vedere tornare questo luogo a nuova vita con un progetto di sollievo per afflitti, attraverso l'ippoterapia e la presenza di altri animali, così che anch'essi possano sentirsi uniti a noi nella condivisione". 

La chiesetta è stata visitata e benedetta dall'arcivescovo Marco Arnolfo e qui, il 13 giugno dell'anno scorso, monsignor Giuseppe Cavallone ha celebrato una messa per i ragazzi disabili vercellesi, seguita da un grande rinfresco preparato da Corona e dalla sua famiglia: "Hanno seminato il riso e vissuto con entusiasmo una giornata diversa dalla loro quotidianità – evidenzia – Ora vorrei ampliare questi spazi e creare una chiesa più grande, che li possa accogliere tutti quando sarà finita questa pandemia".

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