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L'idea

Il piano per arrivare a 600.000 vaccinazioni al giorno

L'esecutivo vuole coinvolgere la Protezione civile

Coinvolgere i volontari della Protezione civile nazionale per accelerare il nuovo piano di vaccinazione che dovrebbe scattare da fine marzo. L’obiettivo è quello di riuscire a somministrare, una volta arrivati a regime, oltre 600 mila dosi al giorno, moltiplicando sei volte l’attuale media di vaccinazione.

Il prospetto
Ad oggi in Italia sono state somministrate 4,2 milioni di dosi, sono stati vaccinati (con due dosi) quasi 1,4 milioni di italiani, la media nazionale di somministrazione della dosi disponibili è del 72 per cento, con alcune Regioni che vanno più spedite e altre che procedono in modo più lento. L’ingresso in campo della Protezione civile dovrebbe servire anche a rendere omogenea su tutto il territorio nazionale la velocità del piani di prevenzione. La Protezione civile potrebbe affiancare le Regioni, ma potrebbe anche prevedere e coordinare un Piano unico nazionale. Se come avvenuto in Gran Bretagna anche in Italia si decidesse di procedere con un piano incentrato sulla monodose (che a seconda dei vaccini disponibili al momento o dall’inizio di aprile ha coperture differenti ma comunque significative di protezione contro il coronavirus).  il Governo ridisegnerebbe i suoi obiettivi d’intesa con le Regioni, per smaltire tutta la disponibilità media mensile senza ritardi. SI tratterebbe di 19 milioni di dosi ogni 30 giorni, un’accelerazione che se riuscisse obbligherebbe anche a superare le 600 mila inoculazioni giornaliere.

Le eventuali nuove disposizioni

Verrebbe modificata radicalmente la struttura attuale delle somministrazioni, che al momento prevede anche l’appuntamento per la seconda dose. Occorrerebbe l’apertura di uno o più portali web da parte della Protezione civile e il superamento delle categorie professionali o delle fasce di età. Si procederebbe con i tempi delle registrazioni e si punterebbe al massimo numero di italiani possibile. La volontà è quella di ampliare ambulatori e presidi sanitari esistenti con strutture mobili e tende, sfruttare i centri di assembramento come i supermercati o le stazioni ferroviarie, utilizzare le caserme dei vigili del fuoco, coinvolgere le forze di polizia. Insomma uno sforzo di logistica e di personale che integrerebbe le risorse fisiche e umane delle Regioni con un effetto moltiplicatore, aumentando in modo considerevole gli hub di somministrazione programmati e prevedendo anche strutture mobili o gazebo.

 

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