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Il paese con la valigia

Roasio, l'appello del museo: storie di emigranti cercasi

"Schedate 1220 persone, ma nell’elenco mancano intere famiglie"

Museo dell'Emigrante

Roasio: AAA storie di emigranti cercasi. Questo il curioso appello lanciato dallo staff del Museo dell’emigrante di Roasio. "Capita ogni tanto che un visitatore curiosando per il museo ci rimanga male a non vedere fotografie, documenti o nomi di genitori, nonni, bisnonni o zii emigranti" ammettono i volontari.
L’idea di realizzare nel “paese con la valigia” un museo dedicato a tutti i roasiani che sono andati in “cerca di fortuna” nel mondo risale a quasi 30 anni fa. Era il maggio del 1993 quando cinque roasiani sono partiti per visitare i luoghi più interessanti dell’Australia. Ad Alice Springs, accanto ad una sorgente naturale, si trova una piccola costruzione che ospita la testimonianza di tutti coloro che contribuirono alla realizzazione del primo telegrafo. Quelle foto in bianco e nero hanno fatto tornare alla mente i pionieri di Roasio che avevano attraversato il mondo senza ricevere il giusto riconoscimento pubblico. Da lì l’illuminazione: realizzare in paese un museo dedicato agli emigranti. Dopo cinque anni, il 10 ottobre 1998, si è svolta la prima riunione del Comitato mentre il 22 aprile 2001 il museo ha aperto ufficialmente i battenti. Un duro lavoro ha permesso di catalogare 466 schede di abitanti del paese che si erano trasferiti all’estero, 889 nominativi e 400 tra fotografie, lettere e documenti.

Grazie al diffondersi di internet si sono ampliati i contatti e le richieste di discendenti di roasiani che desideravano ricevere informazioni sui loro avi. Ad oggi sono 1.220 le persone di cui è presente una scheda, con almeno il nome e lo Stato in cui sono emigrate. Cinquantadue sono invece i Paesi in cui si registrano le loro presenze. "La verità è che per quanto vorremmo esserlo, noi volontari non siamo onniscienti - proseguono - e ciò che non ci viene dato, e ciò che non ci viene detto, non possiamo ne esporlo, ne raccontarlo". Quando il museo era agli albori sono stati creati dei gruppi di ricerca che avevano il compito di girare per le frazioni alla ricerca di nominativi e materiale per costruire l’archivio. "Qualcuno ha collaborato ma non tutti - ammettono - Facciamo del nostro meglio per colmare le lacune ma non possiamo inventarci informazioni che non abbiamo".

Dal museo sono certi che nell’elenco manchino intere famiglie che sono emigrate. "Senza la collaborazione di chi è ancora in vita, di coloro che quei nomi e quelle storie le le conoscono per filo e per segno - precisano i volontari - noi non possiamo ricreare un albero genealogico e compilare una scheda biografica con nomi, date, e mete di viaggio che ignoriamo o che abbiamo solo sentito accennare da terzi in modo approssimativo". L’invito è a passare al museo per raccontare quelle storie di persona o inviarle per mail o tramite la scheda disponibile sul sito web www.museoemigranteroasio.com. Chiunque sia in possesso di fotografie o documenti può portarli al museo o chiedere che ne venga realizzata una copia. "Se non siete sicuri del fatto che vi sia già la vostra scheda, o quella di un vostro parente, contattaci per conferma - concludono - Non lasciate che quei nomi e quelle storie vengano dimenticate con il passare degli anni e delle generazioni".
Il museo è aperto tutti i sabati e le domeniche dalle 15 alle 18.

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