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Vercelli - Officina Anacoleti

Il 10 giugno '81: la vicenda di Alfredino, il rapimento di Roberto Peci

Il 4 marzo la pièce 'L'inizio del buio', riflessione sul ruolo della Tv

L'inizio del buio

Sara Valerio e Giancarlo Fares in 'L'inizio del buio'

Vercelli: venerdì 4 marzo alle 21, sul palco dell’Officina Anacoleti la compagnia vercellese ospiterà la pièce 'L'inizio del buio'. Tratto dall’omonimo romanzo di Walter Veltroni è un racconto attraverso le voci di Sara Valerio e Giancarlo Fares, di due storie fortemente radicate nella memoria degli italiani che, caso ha voluto, si sono svolte negli stessi giorni: la vicenda di Alfredino Rampi e quella di Roberto Peci. Un racconto che chiede di riflettere sull’ingresso prepotente nelle nostre vite della televisione.

È il 10 giugno 1981. A Vermicino, un bambino romano di sei anni, Alfredino Rampi, cade all’interno di un pozzo artesiano di soli venti centimetri, nel quale rimarrà imprigionato fino alla infausta scomparsa. A San Benedetto del Tronto, lo stesso giorno, un antennista di nome Roberto Peci, fratello del brigatista pentito Patrizio, viene rapito dalle Brigate Rosse e infine, qualche mese dopo, assassinato. Un buio diverso il loro ma ugualmente senza speranza; entrambi impotenti di fronte a loro stessi e al loro destino, sono costretti alla mercé degli altri: due storie parallele, che si intrecciano oltre la coincidenza. Ma cosa le accomuna davvero?

Eccolo, posizionato al centro del proscenio, il vero protagonista della rappresentazione inscenata dal regista Peppino Mazzotta: un televisore anni Ottanta di colore rosso è collocato dritto davanti al pubblico lo affronta, con la sua immobilità e la sua insensibilità, imperturbabile narratore. Per la prima volta, ventiquattrore su ventiquattro, senza soluzione di continuità, da quel 10 giugno per tre giorni consecutivi, il televisore ha ingurgitato la verità, la tragicità di un momento reale e l’ha restituita, fari accesi, al pubblico a casa, trasfigurandola e trasportandola in una dimensione che trascende la storia in sé: dalla realtà al reality. Ecco, quindi, cosa accomuna Alfredino e Roberto, ecco il parallelismo, ecco il vero messaggio che l’Inizio del Buio trasferisce: il potere evocativo dell’immagine, che rende tangibile, palpabile il dolore, che trattiene il pubblico attonito e incollato allo schermo, oltre ogni possibile senso del pudore. Ecco cos’è il buio, oltre il pozzo e oltre la prigionia nella quale è stato costretto l’operaio italiano: è il microfono calato all’interno del pozzo che, usato dai soccorritori con lo scopo di mantenere un contatto con il bambino, si trasforma nell’eco di un lamento che entra nelle case, che bussa alle porte, annullando di fatto persino la distanza tra la dimensione pubblica e il momento della morte; ma è anche il video della condanna a morte di Roberto Peci, girato dalle Brigate Rosse come monito, e precursore, come si legge anche nel libro di Veltroni, di uno stravolgimento nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione che è antesignano dell’uso delle telecamere dei terroristi di Al Qaeda. L’Inizio del Buio non è, quindi, solo un racconto di due fatti di cronaca fermi nel tempo, ma è la denuncia
di un mondo che, a partire da allora, ha capovolto gli equilibri del giornalismo e della comunicazione tout court, aprendo le porte a una rincorsa spasmodica dell’osceno, alla speculazione della sofferenza, alla Tv del dolore verso la conquista a tutti i costi dell’audience e soggiogata dalla battaglia per lo share televisivo. Un’ingerenza sempre più capillare del pubblico nel privato, dove non esistono più delimitazioni e demarcazioni, dove l'etica e la deontologia di un sano giornalismo vengono calpestate e surclassate dalla bulimia di un’informazione sempre più invadente, invasiva, trasversale e di superficie.
Nell’epoca dell’indigestione pubblicitaria, della supremazia dei social network e dell’accessibilità indiscriminata a qualsivoglia informazione, soffermarsi a riflettere è l'unico antidoto per acquisire uno spirito critico in grado di andare oltre l'accattivante richiamo dell'immagine e cogliere la verità oltre la finzione. E il teatro, con un linguaggio semplice e all’avanguardia, ha questo compito.

Prenotazione consigliata  scrivendo a [email protected] o compilando il form alla pagina http://www.anacoleti.org/prenotazione-spettacoli/. Necessari Green pass e Ffp2.

"Gli spettacoli “Giusto” e “Il funanbolo della luce", rispettivamente previsti il 18 febbraio e 18 marzo, sono stati rinviati al mese di maggio per cause di forza maggiore indipendenti dalla nostra volontà - spiegano dall'associazione culturale Officina Anacoleti - Sarà nostra cura informare tempestivamente in relazione alle date effettive di svolgimento".

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