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Forte di Bard

La mostra antologica dedicata ad Antonio Ligabue

Novantacinque opere ripercorrono l’intero percorso dell’artista

Antonio Ligabue Autoritratto

Autoritratto di Antonio Ligabue

Prosegue al Forte di Bard  sino al 9 gennaio 2022 la grande mostra antologica dedicata ad Antonio Ligabue e al suo mondo. Ben 95 le opere esposte che ripercorrono l’intero percorso dell’artista dalla fine degli anni Venti al 1962, quando, a causa di una paresi, fu costretto a interrompere la sua attività senza mai più riprenderla, sino al 1965, anno della sua morte.

La rassegna, curata da Sandro Parmiggiani, propone 50 dipinti di particolare valore qualitativo, con alcuni veri e propri capolavori (Caccia grossa, 1929; Circo, 1941-42 ca; Tigre reale, 1941; Leopardo con serpente, 1955-56; Caccia, 1955; Autoritratto con cavalletto, 1954-55; Autoritratto con spaventapasseri, 1957-58; Autoritratto, 1957), una ventina di sculture, disegni e incisioni, provenienti da collezioni private, da raccolte pubbliche e da Fondazioni bancarie.

Tra i più significativi artisti del Novecento, Antonio Ligabue nacque a Zurigo, il 18 dicembre 1899, da Elisabetta Costa  e da padre ignoto. Adottato nel 1901 da un emigrato in Svizzera dal comune di Gualtieri che ne sposa la madre, tal Bonfiglio Laccabue,  cambierà successivamente il cognome in Ligabue per l’odio che nutriva verso di lui visto come l’uxoricida della madre. È nota a tutti la sua triste odissea esistenziale che segnò profondamente il suo lavoro, e che diede origine al “mito” Ligabue, a partire dall’attenzione dei rotocalchi, dagli anni Cinquanta, fino all’attenzione recente a lui riservata da testi di teatro (Un bes, di Mario Perrotta) e da vari film (ultimo, lo struggente Volevo nascondermi di Giorgio Diritti con un monumentale Elio Germano, premiato con l’Orso d’argento a Berlino). I primi dipinti di Ligabue risalgono alla fine degli anni Venti, dopo essere arrivato in Italia, a Gualtieri,  espulso dalla Svizzera nel 1919, vivendo grazie all’aiuto dell’Ospizio di mendicità Carri. L’incontro con Renato Marino Mazzacurati, sodale di Scipione e Mafai nella Scuola Romana, gli cambiò la vita: il grande artista romagnolo si prodiga da subito a far conoscere la sua arte, “l’arte di Toni”, come lo chiamavano in paese, fornendogli colori e pennelli oltre ai più sostanziali rudimenti artistici. Solamente a guerra finita però la critica incomincerà a interessarsi ai suoi lavori, visto come la perfetta incarnazione dell’artista popolare, del “poeta contadino”, autodidatta e istintivo. Il suo talento però, finalmente apprezzato, gli permetterà di raggiungere fama e benessere anche se solo per un breve periodo.

Due sono i filoni fondamentali cui si è dedicato Ligabue: gli animali esotici e feroci, abitatori della foresta, e comunque tutti quelli che possono essere definiti predatori; gli autoritratti, un capitolo dolentissimo, intriso di amara poesia. Non mancano tuttavia altri soggetti, quali le scene di vita agreste e gli animali domestici – è noto il suo amore per gli animali: ci sono testimoni che ricordano come Ligabue, che pure viveva nelle ristrettezze, si privasse del cibo che gli veniva dato per cederlo agli animali (cani, conigli) di cui si circondava. “Nella mostra al Forte di Bard – racconta il curatore - si è voluto, per la prima volta, riservare un’attenzione particolare alla scultura: un nucleo significativo di oltre venti opere in bronzo, soprattutto di animali. Altro filone indagato da Ligabue in pittura è quello dei suoi paesaggi padani, nei quali irrompono, sullo sfondo, le raffigurazioni dei castelli e delle case, con le loro guglie e bandiere al vento, della natia Svizzera, assolutamente reali, esito di una memoria che tenacemente serbava immagini che restarono vive per tutta la sua vita”. Infine, gli straordinari autoritratti di Ligabue rappresentano un’esplicita, orgogliosa dichiarazione del suo valore d’artista e della sua identità di persona umana, spesso dileggiata e irrisa – si può affermare che lui visse come “straniero in terra straniera” –, e l’impietosa descrizione dei tratti del suo volto, segnati da sentimenti di solitudine e disagio esistenziale e dal costante presagio dell’esito finale.

“Al di là di fuorvianti cliché interpretativi della sua opera, quali “naïf” o “artista segnato dalla follia” – conclude - Ligabue si rivela un grande espressionista tragico, un artista di valore europeo, prosecutore di quell’espressionismo che caratterizzò alcune esperienze della prima parte del Novecento e, per certi aspetti, di quel primitivismo che ebbe in Henri Rousseau il suo alfiere – assai pacificato rispetto a Ligabue – e che tanto avrebbe segnato alcune esperienze artistiche del moderno”.

PER INFO

Associazione Forte di Bard : 0125 833811- [email protected] www.fortedibard.it

Orari: martedì-venerdì dalle 10.00 alle 18.00 - lunedi chiuso- sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00 

Aperti per il Ponte Immacolata - chiusi il 24 e il 25 dicembre - dal 26 dicembre al 9 gennaio aperti tutti i giorni

 

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