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Borgosesia - Grotta Ciota Ciara

Sensazionale scoperta per ricostruire la storia dell'evoluzione umana

Tredicesima campagna di scavi dall’Università degli Studi di Ferrara

Borgosesia grotta Ciota Ciara

La grotta Ciota Ciara sul Monte Fenera

Borgosesia: la 13a campagna di scavo alla Grotta della Ciota Ciara regala una ulteriore sensazionale scoperta per ricostruire la storia dell'evoluzione umana. Gli scavi sistematici diretti dall’Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento Studi Umanistici, in concessione del Ministero della Cultura e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli sono giunti alla loro tredicesima edizione.

Ogni anno, grazie alla collaborazione con il Comune di Borgosesia (che assieme all’Università di Ferrara finanzia le ricerche), con l’Ente Gestione Aree Protette della Valle Sesia, con il Museo di Archeologia e Paleontologia “Carlo Conti” di Borgosesia e con i membri dell’ex Gruppo Archeologico e Speleologico di Borgosesia, ricercatori e studenti conducono una campagna di scavo di un mese nella grotta. Durante i tredici anni di scavo sono stati raccolti moltissimi dati che hanno permesso di delineare un quadro molto preciso delle fasi di occupazione preistorica della grotta.

Nel 2019 e nel 2020 sono finalmente stati trovati dei resti umani in un contesto archeologico chiaro e ben definito. Si tratta di un incisivo inferiore, un molare superiore, un canino superiore e di un osso occipitale attribuibili senza alcun dubbio al nostro genere, il genere. La campagna 2021 ha ulteriormente arricchito l’insieme dei resti umani della Ciota Ciara. L’ampliamento dell’area indagata e il prosieguo degli scavi hanno portato al ritrovamento di tre ulteriori reperti riferibili al genere: si tratta di un II° incisivo inferiore, di un molare e di un frammento di I° incisivo superiore.

Il molare e l’incisivo inferiore sono molto ben conservati e si può in via preliminare ipotizzare una loro appartenenza a un individuo adulto di giovane età. A sostegno di tale ipotesi, l’incisivo inferiore presenta una radice ancora incompleta, in fase di accrescimento, mentre per entrambi si rileva un grado di usura piuttosto scarso. L’incisivo superiore, sebbene presenti anch’esso un buono stato di conservazione, è frammentario e non consente di fare ipotesi realistiche a monte di analisi e studi più approfonditi.

La Grotta della Ciota Ciara rappresenta un’evidenza fondamentale per la ricostruzione del popolamento preistorico dell’Italia del Nord Ovest in quanto si tratta dell’unico sito ben documentato in fase di scavo sistematico e portante tracce così antiche dell’occupazione preistorica. Le ricerche portate avanti dal 2009 dall’Università di Ferrara, grazie all’approccio multidisciplinare e alla collaborazione con molti istituti di ricerca italiani e internazionali, hanno permesso di delineare un quadro molto interessante inerente la ricostruzione del modo di vita dell’Uomo preistorico che ha frequentato le grotte del Monte Fenera durante le prime fasi del Paleolitico medio (periodo che si estende da 300 mila anni fa fino a circa 35.000 anni fa e durante quale, in Europa, sono state presenti due specie: Homo heidebergensis e Homo neanderthalensis. 

Per definire la storia evolutiva dell’Uomo in Europa, la parte occipitale del cranio è molto importante in quanto su di essa sono presenti delle strutture che definiscono la specie Neandertaliana: il famoso “Chignon” (rigonfiamento) occipitale e la sottostante fossa soprainiaca. Queste due strutture iniziano a comparire in maniera sporadica già nell’antenato del Neanderthal, e diventano molto definite e marcate nell’Uomo di Neanderthal.

Nonostante nel reperto rivenuto nella Grotta della Ciota Ciara si noti la presenza di un rigonfiamento occipitale, questo è poco sviluppato e molto meno marcato rispetto ai Neandertaliani. In modo del tutto preliminare è possibile affermare che questo importantissimo resto appartenga ad una forma arcaica della specie neandertaliana. Tutte queste affermazioni verranno verificate e integrate grazie allo studio interdisciplinare che verrà intrapreso nei mesi a venire dai ricercatori dell’Università degli Studi di Ferrara.

L’importanza del ritrovamento, al di là del fatto che i resti preistorici di questo periodo sono pochissimi in tutta l’Europa, risiede nel fatto che ci troviamo di fronte a dei fossili che permetteranno di documentare il periodo cronologico che vede il passaggio dall’ all’ I resti della Ciota Ciara, inoltre, rappresentano un unicum per tutto il Nord Italia.

I dati emersi dallo scavo paleolitico permettono di affermare che la grotta sia stata probabilmente utilizzata in una prima fase solo come rifugio durante la caccia e successivamente per delle occupazioni più lunghe, probabilmente stagionali e articolate per poi finire con un’ultima occupazione di breve durata. L’uomo preistorico ha sfruttato principalmente le rocce locali per la produzione di strumenti e ha cacciato le specie presenti nell’area come il cervo, il cinghiale, il camoscio e il rinoceronte. Ha inoltre deprezzato alcune carcasse di orso (difficile dire se cacciate attivamente o uccise durante il letargo) per il recupero delle pellicce. In alcuni casi ha raccolto delle materie prime di migliore qualità più distante dal sito ed ha portato alla Ciota Ciara strumenti già confezionati, i cui margini sono stati ravvivati all’occorrenza all’interno della grotta.

La ricostruzione dell’ambiente al momento dell’occupazione preistorica, fatta grazie all’analisi dei denti dei micromammiferi (piccoli roditori), ha permesso di stabilire come il clima fosse temperato, con un incremento dell’aridità ed un abbassamento delle temperature nei livelli più bassi. Oltre alle specie presenti grazie all’apporto umano all’interno della grotta, sono stati rinvenuti anche i resti di altri carnivori come la pantera, il leone, la lince, il lupo, il tasso e la martora; specie che hanno probabilmente occupato la grotta nei periodi in cui l’uomo non era presente.

La datazione, con metodi radiometrici, del sito è ancora in corso presso il Muséum National d’Hitore Naturelle di Parigi, ma i risultati preliminari lasciano pensare che la parte centrale (in termini di cronologia) del giacimento abbia una data di circa 300 mila anni. I resti umani verranno presentati durante una conferenza stampa che si terrà presso il museo di Archeologia e Paleontologia “Carlo Conti” di Borgosesia a settembre.

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