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Vercelli - Museo Leone

Saggezza infusa: l'antica arte degli speziali

Collezioni e piante officinali, legame tra passato e presente

Museo Leone vasi da farmacia

Vercelli, Museo Leone: ultima puntata della rubrica 'Saggezza Infusa'. Il progetto, nato nell'ottobre 2020 dalla collaborazione tra i servizi educativi del Leone e l'erborista Greta Gregori, vuole valorizzare, attraverso le collezioni museali, le conoscenze erboristiche e fitoterapiche in un legame tra passato e presente. Con cadenza mensile, sulla pagina Facebook del Leone, protagonisti vasi da farmacia e una pianta officinale, per parlare degli usi del passato nelle antiche spezierie alla descrizione delle proprietà, tra curiosità, aneddoti e consigli.

Sambuco dalle proprietà divinatorie e l'iperico, detto anche 'erba di San Giovani', considerato nei tempi antichi una pianta magica, capace, secondo l'antica sapienza, di respingere creature diaboliche, come le streghe. E poi l'assenzio, collegato alla 'fata verde', la bevanda maledetta prediletta dagli artisti dell'800 che ne abusavano per trovare ispirazione. E ancora la galega officinalis, detta anche 'capraggine' perchè, si dice gradita alle capre, che vanta tra le sue proprietà anche quella di favorire la produzione del latte, motivo, questo, per cui in passato veniva coltivata come foraggio delle mucche. E la camomilla, conosciuta e utilizzata dagli Egizi, il cui fiore secondo alcuni era dedicato al Dio del sole Ra. E ora, la viola del pensiero. 

"Ogni speziale doveva conoscere bene le tecniche di preparazione e lavorazione - spiegano dai servizi educativi del Leone -. Doveva saper pestare, infondere, lavare, cuocere, distillare e miscelare con sapienza le erbe. Per ogni tipo di pianta doveva conoscere il periodo di maturazione e il tempo di raccolta, il giusto essicamento e i metodi di conservazione adeguati.".

Nella Biblioteca storica del Museo Leone è conservata una copia dell'Hortus Sanitatis, stampata a Venezia nel 1538 dal trinese Giovanni Tacuino. "Il volume, ricco di stupende illustrazioni, non si occupa solamente di erbe, ma anche di animali, reali e mitologici, minerali, rocce e medicina umana" sottolineano Luca Brusotto, conservatore del Leone e il suo vice Riccerdo Rossi.

Ogni vaso da farmacia reca il nome del medicamento: "I nomi riportati sono talvolta curiosi, a volta illeggibili, molte etichette risultano piene d'errori, in parte dovuti al farmacista che dettava e in parte al decoratore poco competente che dipingeva" precisa lo staff museale.

                                                                 

"Nel Decamerone si trova la più antica testimonianza letteraria dell'Albarello. Creazione dei ceramisti musulmani, venne accolto con favore in Europa, prima nell'uso domestico e poi dal XIV secolo anche nell'arredo delle farmacie - illustrano inoltre dai servizi educativi del Leone -. Tra i diversi contenitori da farmacia vi è anche la Boccia, recipiente sferico con collo allungato e cilindrico, orlo allungato ed estroflesso. Al pari delle brocche, le bocce venivano utilizzate per contenere preparazioni liquide, come l'acqua aromatica a base di galega officinalis". 

 

                                                                                                              

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