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"Persone autoritarie e prive di senso di legalità"

Oltre 22 anni di carcere: le arringhe al processo contro l'ex prefetto e altri 4 imputati

tribunale di Vercelli

Il tribunale di Vercelli (foto Gian Luca Marino)

Ventidue anni e quattro mesi di reclusione e 15 mila euro di multa. Questa la somma delle pene per i cinque imputati, l’ex prefetto Salvatore Malfi, la sua vice Raffaella Attianese, il presidente della Obiettivo Onlus Gianluca Mascarino e le due funzionarie Cristina Bottieri e Lucia Castelluccio nell’ambito del processo per l’accoglienza dei migranti sul territorio vercellese e i rapporti tra il prefetto e i suoi collaboratori.

I reati contestati, a vario titolo, sono: turbativa d’asta, abuso d’ufficio, frode, rivelazione del segreto d’ufficio, corruzione, favoreggiamento, maltrattamenti, minacce, estorsione e induzione indebita ad ottenere utilità. 

Nell’udienza di giovedì 30 settembre davanti al collegio giudicante del tribunale di Vercelli, presieduto da Enrica Bertolotto, è iniziata la fase finale del procedimento con la requisitoria dei due pubblici ministeri Davide Pretti e Rosamaria Iera.

Il primo a prendere la parola è stato Pretti, il quale ha affrontato il filone dell’assegnazione delle strutture alla cooperativa di Mascarino: “Un sistema collaudato – ha detto Pretti - che veniva coperto da una procedura formalmente rispettosa della legge. Molto spesso le difese hanno fatto riferimento a una situazione di emergenza che però è durata fino al primo semestre del 2014, periodo che non è preso in considerazione. Il perché di queste procedure da parte di Malfi è da cercarsi nella possibilità di fare carriera, mostrandosi un bravo gestore della questione dei migranti, tanto che è stato poi trasferito a Salerno, un territorio più ampio e con altre esigenze rispetto a Vercelli”.

Il pubblico ministero ha poi illustrato nel dettaglio gli appalti contestati e l’irregolarità delle procedure: “Per partecipare alle gare bisognava, come specificato nei bandi, avere a disposizione delle strutture. Le soluzioni di Mascarino, invece, erano reperite dalla Prefettura e lui iniziò a lavorarci prima dell’assegnazione, come dimostrano alcune fatture emesse precedentemente alla firma del contratto. Queste irregolarità emergono sia dall’esame del teste Francesco Crosio sia da una mail, datata 2014, dello stesso Mascarino indirizzata a Raffaella Attianese, in cui si diceva disponibile a gestire le strutture”.

Altro punto importante della discussione è stato quello delle reali capacità di ospitare i migranti nelle varie sedi della Obiettivo Onlus: “Per Saluggia venivano dichiarati 75 posti, in base al registro delle presenze però risulta una media di 23 persone nel 2014, 34 nel 2015 e 35 nel 2016, con un picco di 47. Per quanto riguarda Alice Castello la capienza doveva essere di 45 persone, ma il massimo riscontrato è stato di 35. Le reali motivazioni di Malfi e Mascarino erano quelle di poter gestire un ingente flusso di migranti in breve termine”.

È stata poi analizzata la posizione di Cristina Bottieri: “Allertava il Mascarino sulle ispezioni che avrebbero dovuto essere a sorpresa. Spinse per far assumere, sempre da Mascarino, persone vicine a lei. Il rapporto era improprio e comprendeva favori impropri”. L’ultimo capo d’accusa preso in esame da Pretti è stato quello di favoreggiamento: “Lucia Castelluccio rivelò all’Attianese, già indagata, di essere stata sentita dal pubblico ministero. La Castelluccio terminò il suo esame circa alle 13, mentre l’intercettazione ambientale è alle ore 13.40, circa 40 minuti dopo. La finalità di favorire la collega sta nell’aver rivelato le domande e il contenuto delle risposte, pur sapendo di dover mantenere il massimo riservo”.

La parola è successivamente passata al pm Iera, la quale ha analizzato il filone che riguarda il rapporto tra Malfi e i suoi collaboratori: “Tutto parte da una telefonata della Attianese a Mascarino, dove il vice prefetto ringrazia il presidente della Obiettivo Onlus per aver assunto la Deronzo dicendo “mi hai sminato una mina”. Più volte la collaboratrice domestica è stata vittima di vessazioni e maltrattamenti, in linea con i comportamenti posti in essere da Malfi nei confronti della sua segretaria Manuela Leporati, della sua vice Attianese e di altre collaboratrici a cui venivano rivolti insulti di carattere sessuale”.

Poi le richieste dell’accusa: “Quello che più ci ha sconcertato sono i soggetti vittime di queste persone autoritarie e prive di senso di legalità. Chiediamo quindi la condanna di tutti gli imputati”. Con queste pene: Salvatore Malfi (difeso da Oliviero Mazza e Roberto Scheda) anni 8 di reclusione e 10 mila euro di multa, Raffaella Attianese (rappresentata da Roberto Rossi) 5 anni e 5 mila euro di multa, Gianluca Mascarino (Andrea Corsaro) 5 anni, Cristina Bottieri (Marco Gaeta) 3 anni e 6 mesi e Lucia Castelluccio (Massimo Mussato) 10 mesi. I pubblici ministeri hanno anche chiesto che non venisse concessa alcuna attenuante a Salvatore Malfi per la sua condotta durante il procedimento a partire dal tentativo di rinvio presentando una certificazione medica falsa.

Hanno poi preso la parola le parti civili. L’avvocato Francesca Orrù, legale dell’ex collaboratrice domestica di Malfi Maria Luce Deronzo, ha chiesto la condanna alla pena di legge e al pagamento delle spese processuali. L’avvocato Gabriele Finelli, rappresentante del Ministero dell’Interno, un risarcimento di 1.513.636,15 euro per danni morali e 600 mila per danni patrimoniali. Infine, l’avvocato Davide Gamba, legale dell’ex segretaria Manuela Leporati, il risarcimento del danno.

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