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Processo Malfi: si va verso la sentenza

Processo Malfi: inizia la discussione con la requisitoria dei pm

tribunale di Vercelli

Il tribunale di Vercelli (foto Gian Luca Marino)

Battute finali per il processo a carico dell’ex prefetto di Vercelli Salvatore Malfi, della sua vice Raffaella Attianese, delle funzionarie della prefettura Cristina Bottieri e Lucia Castelluccio, e del presidente della Obiettivo Onlus Gianluca Mascarino, nato dall’inchiesta sull’accoglienza ai migranti nel territorio vercellese tra il 2014 e il 2016 e sui rapporti tra Malfi e i suoi collaboratori all’interno della prefettura. Giovedì 30 settembre si entrerà infatti nel vivo della discussione, con la requisitoria dei pubblici ministeri Rosamaria Iera e Davide Pretti.

Le accuse, a vario titolo, sono: turbativa d’asta, abuso d’ufficio, frode, rivelazione del segreto d’ufficio, corruzione, favoreggiamento, maltrattamenti, minacce, estorsione e induzione indebita ad ottenere utilità.

Tanti i testimoni comparsi davanti al collegio giudicante del tribunale cittadino(presieduto da Enrica Bertolotto); e tra le persone sentite anche l’ex segreteria Manuela Leporati e l’ex collaboratrice domestica di Malfi Maria Luce Deronzo, che si sono costituite parte civile al processo rappresentate dagli avvocati Davide Gamba e Francesca Orrù. Nelle loro deposizioni hanno raccontato come l’ex prefetto, difeso da Oliviero Mazza e Roberto Scheda, “fosse solito rivolgersi a loro con toni minacciosi e insulti”, tanto che la domestica “acquistò un registratore che utilizzava quando doveva interagire con lui”. Con la segretaria i rapporti si logorarono quando l’ex prefetto notò degli ammanchi sul proprio conto corrente per circa 4.000 euro, cifra poi risarcita dalla Leporati tramite il pagamento delle utenze della prefettura.

Ampio spazio anche alla questione dei contributi di Deronzo: dopo un controllo all’Inps, e al momento di chiedere spiegazioni al prefetto, quest’ultimo disse “che lui non parlava con la cameriera e di rivolgermi alla sua segretaria”. La collaboratrice domestica decise allora di interpellare un avvocato, ma per risolvere la questione, come è emerso in aula, “le furono offerti dei soldi, 500 euro nell’ufficio della Attianese”, anche lei difesa dall’avvocato Roberto Rossi, e “500 in un bar di Vercelli”.

I rapporti tesi all’interno dell’ufficio sono stati descritti anche da altri dipendenti in servizio all’epoca, ma è stato anche spiegato come “quel periodo fosse particolarmente critico in quanto erano presenti diverse emergenze, a partire dai migranti fino ad arrivare al transito di alcune scorie nucleari sul nostro territorio”.

Arrivando al filone che riguarda l’ospitalità nelle strutture di Gianluca Mascarino, assistito dell’avvocato Andrea Corsaro, alcune testimonianze hanno evidenziato come “spesso il numero di posti venisse sovrastimato, ma che comunque il limite non venne mai raggiunto”. Non sono mancate anche le criticità all’interno delle strutture: molti dipendenti della Onlus hanno riferito “di ospiti che rifiutavano di indossare indumenti invernali chiedendo invece abiti firmati, oltre a vere e proprie proteste che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine”.

Problemi anche sul cibo, tanto che cuochi di due strutture diverse hanno riferito che era quasi impossibile trovare un menù che andasse bene, anche dopo un confronto con gli stessi ospiti: “Ho cercato di venire incontro alle loro esigenze alimentari avendo un colloquio con loro e cercando di capire quali fossero le loro abitudini”. C’era però anche chi risultava essere collaborativo, tanto da diventare un mediatore tra gli operatori della Obiettivo Onlus e i nuovi ospiti che entravano nella struttura.

Le funzionarie della prefettura Bottieri e Castelluccio sono difese, rispettivamente, dagli avvocati Marco Gaeta e Massimo Mussato.

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