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operazione Karma

Con 50 società “apri e chiudi” evadevano le tasse per milioni di euro

La Guardia di finanza, diretta dalla Procura di Vercelli, arresta tre persone

Il capitano della Guardia di finanza Riccardo D’Uva, il procuratore capo Pier Luigi Pianta e il sostituto procuratore Rosamaria Iera

Il capitano della Guardia di finanza Riccardo D’Uva, il procuratore capo Pier Luigi Pianta e il sostituto procuratore Rosamaria Iera durante la conferenza stampa

Tre arresti e sequestri per circa 30 milioni di euro: questi i risultati dell'operazione Karma condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria, diretti dalla Procura della Repubblica di Vercelli.

I dettagli dell'operazione, che ha coinvolto circa quaranta militari, sono stati presentati in conferenza stampa questa mattina, venerdì 9 luglio, dal procuratore capo Pier Luigi Pianta, dal sostituto procuratore Rosamaria Iera e del capitano della Guardia di finanza Riccardo D’Uva.

Le indagini hanno permesso di ricostruire un articolato sistema di frode attuato grazie a compensazioni di crediti inesistenti. Con l'aiuto di 50 società “apri e chiudi” con sedi nelle province di Vercelli, Novara e Biella ma operanti in tutta Italia, venivano sistematicamente evase le imposte e i contributi previdenziali e assistenziali, mettendo in piedi un vero e proprio modello evasivo a discapito dei lavoratori del settore logistico.

“Era una associazione per delinquere ben perfezionata: non pagando le imposte – ha spiegato il comandante D’Uva - i responsabili potevano stipulare appalti molto vantaggiosi, con costi del lavoro molto bassi, in modo tale da superare la concorrenza. I soldi, invece di finire delle casse dello Stato in un periodo così difficile per tutti, finivano direttamente a vari componenti delle società”.

Come ha poi spiegato la dottoressa Rosamaria Iera, “spesso le sedi fiscali erano molto distanti da quelle legali, così come i conti corrente. L'indagine della Procura è partita circa 6 mesi fa e ha portato all'arresto di 3 soggetti, di cui uno attualmente in custodia cautelare in carcere; mentre altri due agli arresti domiciliari. Inoltre ci sono circa 20 iscritti nel registro degli indagati”.

Sull’identità dell’uomo detenuto, il sostituto procuratore non ha voluto rivelare dettagli, visto "che le indagini sono tutt'ora in corso e il diffondersi di troppe informazioni potrebbe pregiudicarne il buon esito".  

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