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"processo malfi"

"Sessanta migranti in una struttura per 13?"

La testimonianza del sindaco di Alice Castello

tribunale di Vercelli

Il tribunale di Vercelli (foto Gian Luca Marino)

“Sessanta migranti in una struttura che poteva ospitarne al massimo tredici”: questo uno dei passaggi della testimonianza del sindaco di Alice Castello Luigi Bondonno, al processo contro l’ex prefetto Salvatore Malfi, la sua vice Raffaella Attaniese,  Gianluca Mascarino e altri due imputati, scaturito dall’inchiesta sulla accoglienza degli stranieri tra il 2014 e il 2016. Nell’udienza di ieri (giovedì 18 marzo) davanti al tribunale di Vercelli sono stati affrontati entrambi i filoni dell’indagine: sia quello relativo all’assegnazione dei migranti alla Onlus di Gianluca Mascarino, difeso dall’avvocato Andrea Corsaro, sia quello dei presunti maltrattamenti ad opera di Malfi, rappresentato da Roberto Scheda e Oliviero Mazza, verso la collaboratrice domestica e la segretaria Manuela Leporati; entrambe si sono costituite parti civili, rappresentate rispettivamente da Francesca Orrù e Davide Gamba.


In aula sono stati ascoltati alcuni dipendenti della prefettura e della cooperativa Obiettivo Onlus di Gianluca Mascarino, oltre al sindaco di Alice Castello Bondonno, in carica anche all’epoca dei fatti. “Ad agosto 2015 accogliemmo i migranti - ha spiegato il primo cittadino - ho subito mostrato le mie perplessità al prefetto, poiché non ero stato interpellato in merito a questa scelta e perché la struttura poteva ospitare solo 12/13 persone, mentre le prime stime della prefettura parlavano di 60 ospiti. Malfi mi disse che dovevo accettare la situazione altrimenti mi avrebbe trascinato davanti alla procura. Mi disse anche che dovevamo accogliere un numero così alto di migranti perché in questo modo sarebbe stato economicamente sostenibile da parte di Mascarino. Successivamente segnalai che gli ospiti giravano per la città in abiti succinti, non so se per loro scelta o perché non venissero forniti loro i vestiti”. Bondonno ha poi concluso: “Il numero di 60 migranti non fu mai raggiunto, ma ne arrivarono circa 35”.


Tra i testimoni anche l’altra segretaria di Malfi: “Collaborai fino al 2015 con Leporati; successivamente le sono subentrata. Io non ho mai avuto grossi problemi con Malfi, con altri dipendenti invece alzava la voce ed usava epiteti offensivi”. La donna ha poi continuato: “Mi è capitato di fare la spesa per il prefetto ma mai in orario di lavoro, lo facevo come cortesia personale, non mi è stato mai imposto”. La teste ha poi spiegato i motivi che hanno portato alla sostituzione di Manuela Leporati: “Il prefetto mi disse che era venuto a mancare il rapporto di fiducia quando si accorse di alcuni ammanchi sul suo conto corrente, per una cifra intorno ai 2.500 euro”.

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