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Prosciolto Marco Quaglia

"Dopo nove anni, la fine di un incubo"

Prosciolto Marco Quaglia

Archiviazione definitiva per Marco Quaglia, l’imprenditore vercellese da oltre nove anni in attesa di giustizia, accusato indegnamente di pedofilia. La vicenda di Quaglia inizia nel febbraio 2012 in seguito alle accuse che gli erano state rivolte da Silvia Cantoro, ex moglie del portiere Matteo Sereni. Dopo due inchieste e tre richieste di archiviazione, il 4 marzo Quaglia è stato totalmente prosciolto: quello stesso pomeriggio il suo avvocato gli ha trasmesso il decreto di definitiva archiviazione firmato dal giudice per l’udienza preliminare di Cagliari Michele Contini, che ha così accolto in pieno la richiesta del pm e respinto l’opposizione dell’ex moglie di Sereni. Scrive il magistrato: “... l’insufficienza e/o la contraddittorietà degli elementi devono ritenersi non suscettibili di rivalutazione in giudizio. Indi l’inidoneità a sostenere l’accusa in giudizio del materiale probatorio...”.

Marco Quaglia


I fatti.
Tutto parte dalla separazione tra l’ex calciatore, amico fraterno dell’imprenditore vercellese, e la moglie; la donna accusa prima il marito di pedofilia, poi, dopo una testimonianza di Quaglia a favore di Sereni, anche il vercellese (insieme a Giacomo Sereni, fratello del calciatore). Il 26 luglio 2013 il pubblico ministero chiede il rinvio a giudizio per Matteo Sereni, mentre la posizione di Marco Quaglia viene stralciata. Il 25 agosto, da un articolo su La Nuova Sardegna, Quaglia scopre che le indagini nei suoi confronti, e in quelle dei fratelli Sereni, sono passate, per competenza, alla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari.
L’accusa è anche produzione e vendita di video pedo-pornografici: avrebbero realizzato filmini con dei bambini su una spiaggia, rivendendoli ad altri. Quasi tre anni dopo, nel maggio 2016, il pm di Cagliari Gilberto Ganassi chiede l’archiviazione per tutti e tre gli indagati, i due Sereni e Quaglia, per tutte le accuse. Richiesta a cui viene fatta opposizione. Nell’udienza del 21 ottobre di quell’anno, il vercellese presenta una memoria scritta. Dopo ben 102 giorni, il gip Giovanni Massidda chiede ulteriori indagini, compresi gli interrogatori dell’imprenditore e dei due Sereni, e un nuovo incidente probatorio sui bambini.
Quest’ultimo si svolge a fine settembre 2018. A ottobre Quaglia viene interrogato. In seguito, il pm comunica la chiusura delle indagini ma con la richiesta, per tutti e tre, del “415 bis”: vale a dire che Quaglia e i due Sereni hanno 20 giorni di tempo per produrre materiale a loro discolpa; il 23 luglio 2019 è il giorno fissato per l’interrogatorio del vercellese. Il 18 dicembre il pm Ganassi chiede l’archiviazione per tutti e tre gli imputati; anche in questo caso viene presentata opposizione dalla controparte. Dopo due rinvii, l’udienza per la discussione, davanti al tribunale di Cagliari, si svolge il 5 febbraio; al termine il magistrato si prende un mese per decidere. La sentenza arriva il 4 marzo: il giudice Michele Contini ha decretato l’archiviazione di Quaglia e dei due Sereni.


La sentenza
Tra le motivazioni che hanno portato all’archiviazione definitiva, alcune “contraddizioni anche intrinseche” nelle dichiarazioni di uno dei bambini che sarebbero stati vittime dei tre. Dichiarazioni anche “compromesse” a seguito di “condizionamenti” delle dichiarazioni. Poi, “è certo che nel caso di specie molte (ripetute) “interviste - sempre ai bambini, ndr - siano state mal condotte”. Inoltre, non è stato possibile riscontrare alcune circostanze: “l’individuazione degli acquirenti del materiale pedopornografico, l’individuazione di due minori, l’individuazione di un’abitazione ove sarebbero avvenuti gli abusi sessuali che era nella disponibilità dell’indagato Quaglia e l’individuazione di soldi di sospetta provenienza”. Poi, le perquisizioni e i sequestri dei computer e dei cellulari degli indagati Matteo Sereni e Marco Quaglia “non ha dato alcun riscontro positivo: non è stata riscontrata la presenza di video, foto e/o immagini dal contenuto pedopornografico”. Da notare che a inchiodare Marco Quaglia era stato un album fotografico: «Che contiene - aveva raccontato l’uomo in un’intervista a La Sesia nel luglio 2020 - le immagini che la fotografa vercellese Claudia Lizio Bianchi aveva scattato a me, mia madre, mia sorella e mia nipote nel 1990».


La fine dell’incubo
Ora, dopo nove anni, l’incubo per Marco Quaglia finisce. E può riprendere in mano la sua vita: «Adesso sto molto bene - afferma - Ritornerò in Sardegna per riprendermi ciò che avevo costruito. Ma sicuramente anche Vercelli mi ha dato veramente tanto. Ci tengo a ringraziare, per la professionalità e la correttezza, gli avvocati Massimo Mussato e Aldo Casalini. Ora però pretendo pure una giustizia morale ed economica».

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