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Questura di Novara

Agguato con tirapugni, bastoni e mazze ferrate dopo un diverbio in un bar

La polizia è risalita all'identità dei presunti aggressori

Polizia 113

Obbligo di presentazione unitamente all’obbligo di dimora nel Comune di residenza con obbligo di permanenza notturna: è quanto messo in atto dalla polizia di Novara per quattro albanesi ritenuti i probabili responsabili di una brutale aggressione nei confronti di tre persone, due cittadini di origini kosovare e uno di origine marocchina, anche loro residenti a Novara.

Il tutto avrebbe avuto origine i primi giorni di gennaio per un banale diverbio avvenuto in pieno centro a Novara in un noto bar. All’origine della disputa un apprezzamento nei confronti di due ragazze in compagnia di una delle vittime. "Già da un primo momento era chiara l’intenzione degli indagati di passare subito alle vie di fatto, ma il tentativo è stato interrotto dall’intenzione di una delle vittime di chiamare la polizia - spiegano dalla Questura - Il giorno dopo, con uno stratagemma, ossia con la scusa di un incontro chiarificatore i quattro indagati avrebbero fissato un appuntamento con le vittime in un luogo appartato. Una volta giunti sul posto, le vittime cadevano in un vero e proprio agguato, venivano aggredite brutalmente con tirapugni, bastoni e mazze ferrate. Ad averne la peggio un ragazzo kosovaro che ha riportato circa 80 giorni di malattia a seguito di un colpo al volto sferrato con un tirapugni. Gli altri due invece hanno avuto lesioni più lievi. Per evitare di scappare son state anche bucate le gomme della vettura delle vittime".

Grazie alla denuncia e ad un preciso e dettagliato racconto la Squadra mobile di Novara ha raccolto tutti gli elementi necessari per identificare i presunti autori.  "Risalire all’identità dei soggetti è stato complesso, in quanto alcuni dei presunti autori non erano conosciuti dalle vittime - precisano dalla Questura - Si è preso spunto allora dal “soprannome” di uno di loro, per poi procedere all’intreccio dei dati reperiti da alcuni social. Dai dati raccolti sono stati ricostruiti gli spostamenti di uno degli indagati, rendendo possibile alla Squadra Mobile a risalire all’identità anagrafica di tutti e quattro gli indagati. Identità peraltro confermata sia dalle vittime che dai testimoni sentiti e peraltro del tutto compatibile anche con le descrizioni rese nell’immediatezza dei fatti. Successivamente, la ricostruzione meticolosa di quanto accaduto, ha permesso di attribuire a ciascuno dei soggetti tutte le specifiche condotte in relazione al grave fatto. Tre di loro, infatti avrebbero partecipato al diverbio, uno invece, non sarebbe stato presente il giorno precedente, ma sarebbe stato reclutato al solo fine di aggredire le vittime".

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