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Comando provinciale di Torino

Frode nelle pubbliche forniture, denunciati i direttori di due Rsa

Le strutture avrebbero ospitato pazienti Covid senza averne i requisiti

Guardia di finanza di Torino

La Guardia di finanza di Torino ha denunciato una frode nelle pubbliche forniture messa in atto durante l’emergenza sanitaria nella prima ondata pandemica, per la quale sono stati denunciati i componenti dell’intero quadro dirigenziale di un’importante società che gestisce residenze sanitarie assistenziali (Rsa) in tutto il Nord Italia, soprattutto nell’hinterland di Torino e Milano, e i direttori di due Rsa operanti nel capoluogo piemontese.

Le investigazioni hanno preso il via a seguito degli esposti presentati dai parenti degli anziani ospitati nelle Rsa e deceduti nel corso della prima fase della pandemia. I documenti e le dichiarazioni acquisiti nel corso delle indagini avrebbero fatto emergere elementi idonei a ritenere che la società abbia manifestato la disponibilità all’inserimento di pazienti Covid-19 provenienti dagli ospedali pur nella consapevolezza di non poter garantire il rispetto delle linee guida diramate dall’Istituto Superiore della Sanità nonché delle direttive impartite e dei protocolli elaborati dalla sanità piemontese, cui le strutture dovevano attenersi in relazione ai cosiddetti “livelli essenziali di assistenza”.

In particolare, dall’audizione dei dipendenti delle Rsa e dall’esame della documentazione analizzata risulterebbe che le due strutture non avrebbero rispettato le normative per le prestazioni da eseguire per la fascia assistenziale di “Alto livello incrementato” come parametri standard riferito ai pazienti Covid-19 inseriti nelle Rsa, quanto alle forniture/modalità di utilizzo dei Dpi, alla separazione dei percorsi, alla distinzione tra pazienti Covid-19 positivi e non, alla predisposizione di specifici corsi, alla sanificazione dei locali, allo screening dei pazienti all’ingresso e del personale nonché dei degenti con sintomi compatibili alla malattia e ai tempi di assistenza da destinare ai pazienti. "Ferma restando la presunzione di innocenza fino a compiuto accertamento delle responsabilità, la mancata erogazione di dette prestazioni, oltre a integrare il reato di frode nelle pubbliche forniture, avrebbe consentito illeciti risparmi a vantaggio delle Rsa", specificano dal Comando.

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