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Comando provinciale di Torino

Straordinari rimborsati come trasferte, truffa per oltre 1 milione

L'operazione della Guardia di Finanza

Guardia di Finanza

Truccavano le buste paga con false indennità per trasferte, evadendo oltre un milione di euro. 

I militari della Guardia di Finanza di Torino, nell’ambito dell’operazione “Mal di trasferta", hanno eseguito tre misure cautelari (1 arresto e 2 misure interdittive) per l’ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, e sequestrato denaro e beni per circa 1 milione di euro. "Le indagini, originate da un controllo fiscale svolto dal Nucleo di polizia economico-finanziaria e successivamente proseguite con la direzione della locale Procura della Repubblica hanno consentito di individuare un articolato sistema fraudolento attraverso il quale gli amministratori di diritto e di fatto di una società torinese operante nel settore del commercio di macchinari avrebbero truffato l’Erario, l’Inps e l’Inail dall’anno 2015, ideando un peculiare meccanismo che permetteva di “truccare” le buste paga con riferimento a rimborsi e indennità per trasferte, in realtà mai eseguite ma pagate al posto del lavoro ordinario e straordinario realmente svolto dai dipendenti", spiegano dal Comando di Torino. 

Su tali indennità, infatti, viene applicato un sistema più favorevole di tassazione e contribuzione, rispetto allo stipendio. Secondo le accuse, la società attribuiva ai dipendenti indennità per trasferte mai effettuate allo scopo di corrispondere parte della retribuzione senza sottoporla a imposizione fiscale, né a contribuzione previdenziale e assistenziale. Per determinare il numero delle indennità da assegnare mensilmente si faceva ricorso ad un complesso procedimento di calcolo previo patto tra imprenditore e lavoratore, indipendentemente dall’effettuazione di attività esterne riconducibili a trasferte. Le indennità sono state riconosciute anche al personale che svolgeva mansioni di tipo amministrativo ed erano solitamente attribuite in numero costante in tutti i mesi dell’anno, ad eccezione di dicembre e giugno (periodi in cui avviene il pagamento, rispettivamente, della tredicesima e quattordicesima) dove risultavano raddoppiate.

"Nel corso delle investigazioni, peraltro, è emerso che tale illecita modalità di calcolo della retribuzione veniva imposta dalla società ai dipendenti, i quali, se avessero avanzato riserve, verosimilmente, non sarebbero stati assunti (qualora le rimostranze fossero emerse in fase di assunzione) o addirittura avrebbero rischiato, in costanza di rapporto, il licenziamento/le dimissioni - proseguono dalla Guardia di Finanza - La truffa ha consentito all’impresa di evadere, negli anni, imposte e contributi per quasi 1 milione di euro, provocando, altresì, un danno ai lavoratori stessi, i quali si sono visti riconoscere solamente una parte dei contributi in realtà spettanti". Nei confronti dell’amministratore di fatto, sono scattati gli arresti domiciliari, mentre la misura cautelare interdittiva del divieto di svolgere attività imprenditoriale e ricoprire uffici direttivi di persone giuridiche per la durata di dodici mesi è stata disposta a carico dell’amministratore di diritto. "Di rilievo nel compimento del disegno criminoso è stato anche il contributo fornito dal dipendente di uno studio di consulenza del lavoro, in relazione al quale è stata disposta la misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per un periodo di dodici mesi - proseguono i militari - Anche la società è stata considerata responsabile del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, in ragione del vantaggio che ne ha tratto, pertanto è stata anch’essa interessata dai provvedimenti di sequestro preventivo di denaro e beni disposti dal Giudice".

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