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Comando carabinieri di Torino

Cure mediche gratuite senza averne diritto: tre arresti

Accertato un danno al sistema sanitario di oltre 1 milione di euro

Carabinieri 112

Avevano costruito un complesso meccanismo che consentiva di frodare il sistema sanitario nazionale, garantendo a oltre 150 loro connazionali albanesi cure mediche gratuite senza averne diritto, per un danno di oltre un milione di euro.

Nella mattinata di oggi, lunedì 22 marzo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Torino hanno messo agli arresti domiciliari tre persone, a seguito di un’ordinanza emessa dal Gip del capoluogo piemontese su richiesta del Gruppo reati contro la pubblica amministrazione della Procura della Repubblica. Truffa aggravata e accesso abusivo in banca dati i reati a vario titolo contestati a due cittadine albanesi e al figlio di una di queste, italiano impiegato all’Agenzia delle Entrate, che sono stati sottoposti rispettivamente agli arresti domiciliari, all’obbligo di firma e alla sospensione dal pubblico ufficio.

L’indagine, condotta tra settembre 2019 e ottobre 2020 dai militari del Nucleo Investigativo di Torino, ha consentito di documentare come le due donne, operando in qualità di mediatrici culturali nei centri Isi – Informazione Salute Immigrati – di Torino e provincia, abbiano favorito in maniera illecita degli albanesi consentendo loro di curarsi a spese del contribuente italiano. L’articolo 35 del “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” consente al cittadino extracomunitario non in regola con le norme sul soggiorno di accedere comunque alle cure sanitarie, totalmente a carico del sistema pubblico nel caso in cui si trovi in una condizione di indigenza. Alle persone rientranti in questa casistica viene assegnato un codice identificativo denominato Stp – Straniero temporaneamente presente – mediante il quale possono ricevere le cure mediche nelle strutture sanitarie pubbliche.

Sfruttando tale norma le due donne, durante il loro lavoro, invitavano i cittadini albanesi con cui entravano in contatto a dichiarare una data di ingresso in Italia risalente a oltre tre mesi prima (tempo di permanenza consentito per motivi di turismo), così da risultare irregolari sul territorio nazionale. Per evitare si risalisse alla reale data di accesso in Italia attraverso il visto impresso sul passaporto, li invitavano a sporgere denuncia di smarrimento del documento. Successivamente veniva fatta redigere una falsa dichiarazione di indigenza e a questo punto veniva concesso il codice Stp. La terza persona, figlio di una delle donne, accedeva abusivamente nella banca dati dall’Agenzia delle Entrate per accertamenti patrimoniali sui beneficiari delle prestazioni.

La attività condotte hanno consentito di individuare 152 albanesi che hanno sfruttato tale sistema, tutti indagati in concorso per truffa, di cui la maggioranza giunti in Italia con l’unico scopo di curarsi gratuitamente. In totale sono stati accertati 175 episodi di frode per un danno complessivo pari ad oltre 1 milione di euro.

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