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Chiacchiere di moda

Come i confini della moda non siano confini ma opportunità

L’istituzionalizzazione di una moda genderless

Bandiera agender

Si sa, la moda non è solo fronzoli e tulle, bensì una rappresentante di politiche, una portavoce di movimenti sociali e un’apripista quando si tratta di raggiungere nuove frontiere.

Questo spiega perché il mondo della moda sia in prima linea anche su temi quali la gender equality – equità di genere - andando di pari passo con una società che si evolve a tempo di record di anno in anno. In un’Italia divisa in merito alla legge Zan, che prevede provvedimenti penali per discriminazioni "sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità” e che lotta per una sensibilizzazione a questo tipo di disparità, trattare il tema della moda agender è non solo importante, ma anche un possibile risveglio metaforico di un pensiero che anziché essere istituzionalizzato, viene ancora discusso nel 2021. Vediamo insieme cosa sia la moda genderless. È innanzitutto una non-classificazione dell’abito o della scarpa per genere, ma il piacere di indossare il capo stesso, senza dover dare spiegazioni delle proprie scelte di guardaroba. È un percorso che va oltre alla semplice creatività stilistica, per andare a far fronte a temi quali l’inclusività e la sostenibilità sociali.

Riflettiamo insieme su questo punto: l’abito è il primo strumento che abbiamo per esprimere la nostra persona. Sì, a livello superficiale è vero, ma è pur sempre una seconda epidermide che nasconde al di sotto la carne, le ossa e la mente di una persona in toto. In questo, le nuove generazioni hanno molto da insegnare alla vecchia guardia, poiché più vicine a temi finora troppo poco presi in considerazione, ma che assumono via via una rilevanza (fortunatamente) sempre meno trascurabile. Un capo agender si definisce tale per la sua vestibilità fluida, per punti vita poco evidenziati, per colori non incasellati in femminile/maschile. Genderless significa appunto “senza genere” e la moda, o meglio la Moda con la M maiuscola, sta cercando di tenere il passo con questa esigenza di unire anziché dividere, concentrandosi sul creare anziché sul classificare.

In prima fila sopra tutti gli altri brand, c’è Gucci. Alessandro Michele, il suo direttore creativo, in sé rappresenta tutti questi aspetti, sia come persona sia come artista. I bijoux Gucci sono indossabili da uomini e donne, indistintamente. Gli abiti presentano stampe fluide e versatili. L’inclusività di Gucci si vede anche nell’organizzazione interna dell’azienda, che per sostenere e sviluppare il suo piano d’azione a lungo termine atto a promuovere la diversità culturale e la consapevolezza, è stato il primo brand di moda nel settore del lusso a nominare una Global Head of Diversity, Equity & Inclusion (Renée Tirado), che mira a creare un ambiente di lavoro più inclusivo ed equo, con l’aumento della diversità dei dipendenti. Inclusività è dunque intesa in senso lato, perché in primis è un tema sociale e spesso un brand se ne fa portavoce forse più che molti movimenti politici.

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